ROMA – Trump strappa l’invito e chiude la porta. Il presidente degli Stati Uniti ha revocato l’ingresso del primo ministro canadese Mark Carney nel suo “Board of Peace”, l’organismo creato per sorvegliare un accordo tra Israele e Hamas e progressivamente gonfiato fino a diventare, nelle ambizioni della Casa Bianca, una sorta di Onu made in Trump.
La rottura arriva dopo il discorso di Carney al World Economic Forum di Davos, dove il premier canadese ha invitato i Paesi più piccoli a fare fronte comune contro la dottrina “America First” e contro lo smantellamento dell’ordine internazionale nato nel dopoguerra. Poche ore prima della decisione di Trump, Carney aveva rincarato la dose parlando apertamente di “autoritarismo ed esclusione”, senza mai citare il presidente ma rendendo il riferimento fin troppo chiaro.
Trump non ha spiegato ufficialmente le ragioni della revoca, ma il tempismo racconta abbastanza. Il presidente, poco incline a tollerare critiche pubbliche, ha annunciato la decisione con un post sui social travestito da lettera formale: il Board of Peace “ritira in qualsiasi momento” l’invito a quello che Trump definisce “il più prestigioso Board of Leaders mai riunito”.
L’ironia è che Carney aveva ricevuto l’invito solo una settimana prima e il suo staff aveva inizialmente fatto sapere che lo avrebbe accettato. Poi il passo indietro, quando è emerso che Trump avrebbe chiesto oltre un miliardo di dollari per garantirsi un seggio permanente e che altri leader occidentali, a partire da Emmanuel Macron, avevano già declinato.
L’affronto pubblico segna un nuovo minimo nei rapporti tra Stati Uniti e Canada. Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, la relazione con Ottawa è diventata sempre più aspra: minacce di dazi, accenni all’annessione del Canada come 51° Stato, attacchi verbali ai negoziatori canadesi. Sul piano economico, il clima si è fatto altrettanto pesante, con il boicottaggio canadese di prodotti e destinazioni turistiche statunitensi. Una spirale che non promette nulla di buono nemmeno per il futuro dell’USMCA, l’accordo di libero scambio nordamericano firmato durante il primo mandato di Trump e oggi appeso a un filo.
Lo statuto del Board assegna a Trump poteri quasi assoluti, dal veto sulle decisioni alla scelta dei membri, fino alla possibilità di sciogliere l’organismo e nominare il proprio successore. Più che un forum internazionale, un consiglio di amministrazione personale.
Il discorso di Davos ha segnato il punto di non ritorno. Carney ha parlato di “rottura” dell’ordine globale guidato dagli Stati Uniti e ha invitato le potenze medie a unirsi: “Se non siamo al tavolo, siamo nel menu”. Trump ha replicato il giorno dopo con la consueta brutalità: “Il Canada vive grazie agli Stati Uniti”.
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