ROMA – Donald Trump ha annunciato un blocco “totale e completo” di tutte le petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela, inasprendo ulteriormente la pressione su Nicolás Maduro e aprendo una nuova fase di tensione tra Washington e Caracas.
L’ordine arriva nel contesto di una campagna statunitense sempre più aggressiva contro il governo venezuelano, accompagnata da un rafforzamento della presenza militare nella regione. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno dispiegato migliaia di soldati e diverse unità navali, inclusa una portaerei, e condotto oltre venti operazioni militari contro imbarcazioni sospettate di traffico illecito nei Caraibi e nel Pacifico, con un bilancio di decine di morti.La scorsa settimana le forze statunitensi hanno sequestrato una petroliera al largo delle coste venezuelane, che secondo il New York Times trasportava circa due milioni di barili di greggio pesante. Caracas ha definito l’operazione “un atto di pirateria internazionale” e ha accusato Washington di furto, alimentando lo scontro diplomatico.In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha sostenuto che il Venezuela utilizzi le entrate petrolifere per finanziare traffici di droga e altre attività criminali, annunciando al tempo stesso un’ulteriore intensificazione del dispositivo militare. Non è ancora chiaro come l’amministrazione intenda applicare concretamente il blocco, né se l’esecuzione sarà affidata alla Guardia Costiera, come avvenuto nel recente sequestro.La reazione di Maduro non si è fatta attendere. Parlando a un evento pubblico, il presidente venezuelano ha accusato gli Stati Uniti di voler “colonizzare” il Paese per impadronirsi delle sue risorse naturali, promettendo di difendere la sovranità nazionale. In una nota ufficiale, il governo ha definito il blocco una “minaccia grottesca” e “irrazionale”.Negli Stati Uniti, alcune voci critiche hanno parlato apertamente di escalation militare. Il deputato democratico texano Joaquin Castro ha definito il blocco “un atto di guerra non autorizzato dal Congresso”, sostenendo che non rifletta la volontà dell’opinione pubblica americana.I mercati petroliferi seguono la situazione con attenzione. Gli operatori segnalano un aumento dei prezzi in previsione di un possibile calo delle esportazioni venezuelane, anche se restano dubbi sull’effettiva applicazione del blocco e sulla sua estensione a navi non sanzionate. Dopo il sequestro della scorsa settimana, diverse petroliere cariche di greggio hanno evitato di lasciare le acque venezuelane per timore di nuove interdizioni, con un brusco calo delle esportazioni.A complicare il quadro si aggiunge un attacco informatico che ha colpito i sistemi amministrativi della PDVSA, la compagnia petrolifera statale, aggravando le difficoltà operative. Se l’embargo dovesse protrarsi, la perdita di quasi un milione di barili al giorno potrebbe incidere in modo significativo sull’equilibrio del mercato globale.Nonostante ciò, l’amministrazione Trump rivendica la strategia come efficace nella lotta al traffico di droga e respinge le accuse di sconfinamento oltre i limiti del diritto internazionale.
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