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Musk e Trump: non ragioniam di loro ma guarda e passa

NewsMusk e Trump: non ragioniam di loro ma guarda e passa

Europa: Chi è causa del proprio mal pianga sé stesso

di Lino Lavorgna*

Prologo

Nel marzo 2016, attraverso analisi senz’altro complesse ma non impossibili – non ho la presunzione di essere il migliore analista di geopolitica al mondo – compresi che Trump avrebbe vinto le elezioni presidenziali e che la sua elezione si sarebbe rivelata un disastro per gli USA e per il mondo intero. Fui deriso da colleghi e amici, essendo tutti convinti che le elezioni sarebbero state vinte dalla Clinton.

Al di là delle deduzioni sugli effetti della candidatura, soprattutto in alcuni stati caratterizzati da solide tradizioni democratiche, non riuscii a convincerli nemmeno spiegando loro un concetto molto più  semplice da assimilare: la società americana non era pronta (e di fatto ancora non lo è) ad affidare la Casa Bianca (e la famosa “valigetta”) a una donna, come ben emerge dal bellissimo film “The contender”, scritto e diretto da Rod Lurie nel 2000.

Nel mese di agosto il regista Michael Moore giunse ad analoghe conclusioni e scrissi, in un articolo: «Al netto dei fan di Trump, che non fanno testo, fino ad oggi ero l’unico al mondo ad aver previsto la vittoria di Trump. Ora siamo in due».

E in due restammo fino alla notte delle elezioni, quando, durante la diretta, commentatori super pagati restarono a bocca aperta e addirittura nelle prime ore ebbero il coraggio di dire che i dati sicuramente costituivano una sorpresa, ma che sarebbero stati ribaltati col prosieguo dello scrutinio.

Siccome la storia è maestra ma non ha allievi, Trump è ritornato alla Casa Bianca e si diverte a trattare noi europei come dei mentecatti, superato solo dal suo amico Musk  (o ex amico, la cosa è ininfluente) che, se potesse, ci metterebbe tutti in catene trasformandoci in schiavi da utilizzare come mano d’opera per basse mansioni, ritenendoci al massimo capaci di inserire la carta nelle fotocopiatrici.

La follia al potere non è una novità, ma ciò che disturba è l’incapacità di noi europei di reagire adeguatamente alle masturbazioni mentali d’oltre oceano, anche in considerazione della vergognosa condotta nel sostegno al popolo ucraino, che ci consegnerà alla storia con il marchio dei vigliacchi.

La strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

Stendendo un velo pietoso su Musk, che auspica l’abolizione dell’Unione Europea, cerchiamo di essere chiari sul fronte interno continentale. Il documento di Trump dovrebbe convincere anche i più ottusi “antieuropeisti” che non è più possibile affidarsi agli USA (e fidarsi), al netto, ovviamente, di chi ottuso non sia e abbia scelto volontariamente di porsi al servizio di Trump – e conseguentemente di Putin –  per interessi di bottega.

Nel documento, offensivo oltre l’immaginabile, vi sono comunque dei dati inconfutabili, anche se strumentalmente enunciati per quanto concerne le cause. L’Europa continentale – dice Trump – dal 1990 ad oggi ha perso undici punti del PIL globale (dal 25% al 14%),  “in parte a causa di normative nazionali e transnazionali  che minano la creatività e l’operosità”.

Su questo dato è difficile dargli torto, anche se ha dimenticato di aggiungere che la velocissima crescita dei paesi emergenti, a cominciare dalla Cina, ha contribuito non poco al declino economico. (In Italia il declino risulta aggravato dalla bassa produttività;  dalla stagnazione salariale; dalla propensione allo sfruttamento che induce molti giovani a rifiutare i lavori, al netto di chi non ha voglia di lavorare e penalizza le imprese che cercano risorse senza reperirle).

Tutto il resto, però, che non va citato per evitare una cassa di risonanza a concetti bislacchi, è fuffa. Basti dire che l’ingerenza negli affari interni dell’Europa e “gli omaggi a Putin” vanno respinti con una fermezza ben maggiore da quella che traspare da alcune dichiarazioni di alti esponenti dell’Unione Europea (ogni riferimento a Kaja Kallas è puramente … voluto).

L’Europa deve imparare a camminare da sola, a difendersi da sola, a prosperare da sola e soprattutto a tutelare l’Ucraina in modo convinto e determinato, non solo con dichiarazioni diplomatiche pronunciate mentre i missili e i droni russi mietono centinaia di vittime e distruggono impianti strategici, condannando un intero paese al freddo e al buio.

Le cose da fare subito

Da oltre mezzo secolo vado ripetendo la necessità di una vera unione continentale che sfoci negli Stati Uniti d’Europa, con un governo unico e un esercito europeo e quindi è inutile che reiteri concetti triti e ritriti. Ora la casa brucia e bisogna agire di conseguenza, in uno stato di emergenza.

1) Revisione dell’art. 49 del Trattato sull’Unione Europea.

Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Fu un grosso errore ammettere l’Ungheria nella Unione Europea e ciò oggi pesa maledettamente perché abbiamo un “nemico in casa”, considerati gli stretti legami tra Orban e Putin, a prescindere da altre mille cose qui omesse per amor di sintesi.

Il concetto di unanimità nelle istituzioni è assurdo e lesivo dei diritti delle persone, essendo fonte di una paralisi decisionale che penalizza chi abbia bisogno di aiuto immediato. L’Ungheria, con meno di dieci milioni di abitanti, ricatta un intero continente.

L’Ucraina “deve” entrare nella UE “subito” e affinché ciò avvenga bisogna produrre ogni sforzo, con estremo coraggio, per ridiscutere i trattati. È un processo maledettamente complicato (tutto l’impianto comunitario lo è) ma bisogna metterci la mani sopra con estrema urgenza, perché non è già più il caso di dire “prima che sia troppo tardi”. Siamo ben oltre il “troppo tardi”.

2) PESCO (Cooperazione Strutturata Permanente)

In attesa che si creino i presupposti per la costituzione di un vero esercito europeo (occorrono anni…) si devono attuare “con urgenza” alcuni provvedimenti che fungano da deterrenza nei confronti di Putin e lo inducano a non forzare la mano come sta facendo ora. Di fatto vi è  (vi è.. non vi sarebbe) la necessità di un contingente interforze composto da almeno un milione di risorse, sfruttando il meglio delle forze armate dei singoli Paesi aderenti  all’Unione Europea.

La Cooperazione Strutturata Permanente deve accelerare la realizzazione dei suoi progetti e creare condizioni ottimali soprattutto per la logistica, lo spostamento delle truppe, la difesa aerea e missilistica.

INVESTIMENTI. Occorre utilizzare con maggiore efficacia il Fondo Europeo per la Difesa e il piano ReaArm Europe. Bisogna produrre armi in Europa, non dipendere dagli Stati Uniti!

INTEROPERABILITÀ. Occorre standardizzare le attrezzature e le procedure di formazione tra gli Stati per garantire che le forze armate possano operare efficacemente in missioni congiunte e, soprattutto, “parlare la stessa lingua” in caso di guerra.

STRATEGIA. Occorre promuovere una vera cultura della cooperazione, smontando i protagonismi, i complessi di superiorità, le gelosie e le invidie. Un passo indietro da parte di tutti per marciare in avanti, tutti insieme, contro chi ci minaccia.

GUIDA. Attualmente la sicurezza europea è affidata a Kaja Kallas, mentre il lituano Andrius Kubilius è il Commissario europeo per la difesa e lo spazio. Eccellente il secondo, ma – absit iniuria verbis – con tutto il rispetto e il pieno riconoscimento del suo brillante curriculum, la Kallas può senz’altro ricoprire molti ruoli importanti e delicati eccezion fatta per quello che ricopre ora, da affidare a un militare di provata esperienza.

Per il comando del Gruppo Interforze, invece, occorre un generale appartenente a un Paese che conosca bene le problematiche russo-ucraine, abbia totale sintonia con il vertice militare ucraino e sia universalmente considerato “eccellente”.  Ogni riferimento al generale Wieslaw Kukula… è puramente voluto.

Anche il nostro eccellente Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello, avrebbe i numeri per il delicato ruolo, ma è inutile perdere tempo: paga il prezzo della scarsa considerazione di noi italiani a livello continentale. Sarebbe più perseguibile la sua nomina al ruolo al posto della Kallas, ma dubito fortemente che lo accetterebbe: militari con la sua tempra lui si vedono bene solo al comando di armate, non dietro una scrivania.

Ciò premesso, occorre iniziare subito una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per far comprendere la drammaticità del momento. Il comportamento di tutti è assimilabile a quello dei passeggeri del Titanic: quando ci si renderà conto che la nave sta per affondare, sarà veramente troppo tardi.

Di fatto è come se fossimo già in guerra e quindi occorre considerare “traditori” coloro che fagocitano l’opinione pubblica con chiacchiere senza costrutto o si dichiarino apertamente filorussi.
Esiste un Codice Penale Militare di Guerra e forse è il caso che tutti lo studino, leggendo con particolare attenzione l’articolo 167.

                                                       *Presidente Associazione culturale “Europa Nazione”

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