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Metalmeccanica italiana: il 97% delle PMI invisibili

NewsMetalmeccanica italiana: il 97% delle PMI invisibili

Muovono 97 miliardi di dollari nel settore delle macchine utensili

La metalmeccanica italiana rappresenta uno dei settori più vitali e al tempo stesso meno raccontati dell’economia nazionale. Dalle pale eoliche ai componenti per auto, dalle siringhe ospedaliere alle protesi mediche: dietro ogni oggetto di uso quotidiano c’è una filiera di piccole e medie imprese che operano nell’ombra ma generano un valore economico straordinario. Il mercato mondiale delle macchine utensili ha superato i 97,1 miliardi di dollari nel 2024, con una crescita annua prevista del 7,5% fino al 2034, mentre quello degli utensili da taglio in acciaio rapido vale già 8,7 miliardi di dollari, crescendo del 3,9% ogni anno.

“La metalmeccanica italiana è fatta di grandi imprenditori che restano nell’ombra. Non parliamo di grandi industrie, ma di quel sottobosco produttivo che crea tecnologie d’eccellenza”, spiega Danilo Bruno Ferrando, imprenditore con 37 anni di esperienza nella vendita di utensili per asportazione del truciolo. La sua azienda ne è un esempio: nata come micro-impresa di rivendita, oggi è un centro di riferimento nazionale per l’affilatura e la produzione di utensili a marchio proprio.

Il comparto sta vivendo una fase di profonda trasformazione, spinta anche dal ridimensionamento dell’automotive tradizionale. “In Germania e in Francia molte aziende legate al settore auto stanno cercando nuove strade, costrette dalla transizione verso l’elettrico”, osserva Ferrando. “Questa rivoluzione ha favorito una diversificazione verso altri comparti: aerospaziale, militare, medicale e chimico-farmaceutico, tutti accomunati dalla necessità di lavorazioni ad altissima precisione”.

Negli ultimi vent’anni, l’innovazione tecnologica ha puntato soprattutto sui rivestimenti superficiali per utensili, un mercato da 11,13 miliardi di dollari destinato a toccare i 15,2 miliardi entro il 2025. “Siamo stati i primi in Italia a introdurre il DLC (Diamond Light Carbon), un rivestimento specifico per le leghe di alluminio che riduce l’attrito e aumenta notevolmente la durata dell’utensile”, spiega Ferrando.

La nuova frontiera del settore è la produzione additiva, che nel 2022 valeva già 2,8 miliardi di dollari solo nel comparto metallico. “Oggi si progettano centri di lavoro ibridi che uniscono additive e asportazione del truciolo, soprattutto per produzioni limitate in ambito aerospaziale”, racconta l’imprenditore. Tuttavia, la lavorazione sottrattiva resta ancora insostituibile per le tolleranze e le finiture richieste dalla meccanica di precisione.

Il mercato degli utensili da taglio continuerà a crescere con un tasso superiore al 5% nei prossimi cinque anni, trainato da settori sempre più diversificati. “Pensate a un’auto, a un aereo, a una nave o a una catena di montaggio: dietro ogni prodotto finito c’è sempre la meccanica”, sottolinea Ferrando. Dalla chirurgia di precisione al packaging alimentare, fino alle infrastrutture energetiche, la metalmeccanica è l’invisibile motore industriale del Paese.

In questo contesto, la comunicazione sta diventando un fattore decisivo. “Oggi è più importante saper vendere che produrre, e conta più chi vende che il prodotto stesso”, afferma Ferrando. La sua azienda ha adottato un approccio innovativo, creando strumenti di divulgazione tecnica come la rivista Il Popolo del Truciolo, un canale YouTube e guide specializzate, che le permettono di distinguersi e fidelizzare i clienti. Con sette macchine affilatrici e otto diversi tipi di rivestimento, l’impresa processa oltre 50.000 pezzi all’anno.

Il futuro della metalmeccanica italiana dipenderà dalla capacità delle PMI di innovare mantenendo la loro proverbiale flessibilità. “In questo settore non esistono regole fisse: ognuno compete al meglio delle proprie possibilità”, conclude Ferrando. “Tutti hanno ottimi prodotti, ma la vera differenza la fa il valore aggiunto di chi li vende, grazie alla conoscenza e alla competenza maturata sul campo”.

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